
Ci siamo quasi tutti in un angolo assolato della piazza di Pietragalla. È il 13 agosto ed arriviamo alla spicciolata per ritrovarci, dopo tanto tempo, a festeggiare in nostro ingresso negli “anta”. Ebbene si, rassegnamoci, è arrivato il nostro momento, noi del ’69 compiamo quarant’anni anche se, forse, a qualcuno risulta ancora poco familiare pronunciare il fatidico numero rispondendo alla classica domanda sull’età.Ma tant’è, un adagio dice che la vita comincia a quarant’anni e così eccoci ai nastri di partenza! Man mano che arriviamo in quell’angolo della piazza, ci guardiamo, un po’ imbarazzati, anzi ci scrutiamo per scoprire somiglianze e differenze nell’aspetto fisico, dopo tanti tempo trascorso senza vedersi. Non ce lo diciamo apertamente ma siamo un po’ tutti cambiati esteriormente. Io, che non vedevo la maggior parte di loro da anni, ho stentato a riconoscerne alcuni con mio grande imbarazzo. Le ragazze, adesso signore, sono tutte curate, ben vestite e ben pettinate. I ragazzi, altrettanto curati, indossano pantaloni e maglietta, o un vestito casual chic. Sono proprio loro, quei giovincelli del ’69, chilo più, chilo meno, capello più, capello meno! Non me ne si voglia ma il tempo ( ed anche il cibo) passa e lascia il segno su tutti! Ce lo ricorda anche Don Tonino durante la messa; i ragazzi di un tempo sono ora persone adulte che lavorano ed hanno una famiglia e dei figli, responsabilità inderogabili cui non ci si può sottrarre. Oggi, però, prevale la goliardia e così ci divertiamo a farci immortalare dall’inossidabile “Foto Toni” prima in chiesa, poi sul sagrato della chiesa ed infine sotto le bifore del palazzo ducale, ridendo e schiamazzando mentre l’intrepido fotografo richiama (si ricorda i cognomi di tutti!) all’ordine i più insofferenti e dispone i più piccoli (di statura) avanti e i più grandi dietro. Una di queste foto andrà sul web con buona pace di chi voleva nascondere ai curiosi internauti la propria età anagrafica. Siamo usciti allo scoperto, non potremo più bleffare. Che importa! Ci consoliamo col pranzo celebrativo nella “mitica” Sala Pafundi, ora Sala Pantheon. Entrando vengo avvolta da un odore familiare, delizioso, mi ricorda qualcosa… il menu conferma, è l’odore delle ineguagliabili cicorie alla pietragallese; gustandole mi riportano, come la madeleine proustiana (mi si conceda la digressione letteraria) indietro nel tempo, ai matrimoni festeggiati proprio in questa sala cui partecipavo anche per mangiare questa che chiamavo “la verdura della sposa”. Non ci sono solo le cicorie, ma anche orecchiette e fusilli al ragù, agnello alla brace e migliatiedd’, altro must, tutto innaffiato da buon vino bevuto con grande piacere e senza perdere la lucidità. Ci siamo, infatti, ricordati che era giornata di estrazione per il milionario e inseguitissimo superenalotto, perché non tentare la fortuna insieme? E così, armati di carta e penna abbiamo improvvisato un sistema prontamente giocato mentre fantasticavamo su ciò che avremo fatto con tanti soldi. Dai progetti a lungo termine, molto più concretamente, abbiamo deciso di concentrarci sul presente concedendoci una gita a Lagopesole. Così, sfidando una possibile prova del “palloncino”, ci mettiamo al volante. È festa, e la strada principale che porta agevolmente al castello in macchina, è chiusa. Ci tocca scarpinare. Noi donne, dall’alto dei nostri improbabili tacchi, sfidiamo la gravità e ci arrampichiamo imopavide nonostante l’elevato rischio di ruzzolare. Giunti alla meta fissiamo con un’altra serie di scatti questa giornata memorabile. Conserveremo queste foto, digitali, insieme a quelle, su carta, del periodo scolastico trascorso insieme, che abbiamo evocato ognuno aggiungendo un particolare al ricordo dell’altro. Ci rivedremo? Chissà… Se confidiamo nella caparbietà e tenacia di Domenico Galotta e di Liliana Muro, sicuramente.

